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Ritorno a Marlia: viaggio in cinque secoli di arte dei giardini


Recentemente riaperta al pubblico dopo un colossale restauro, la Villa Reale di Marlia si mostra come un libro di storia in cui il susseguirsi di meraviglie botaniche, edifici, statue e fontane offre l’insolita esperienza di un viaggio nel tempo che svela l’essenza dell’arte dei giardini grazie alla stratificazione di elementi - dal ninfeo rinascimentale ai padiglioni art déco - commissionati nel corso dei secoli.


Nata come fortezza in epoca medievale e diventata successivamente una signorile residenza di campagna, la villa fu acquistata nel 1651 dalla famiglia Orsetti che, in linea con i gusti dell’epoca, la trasformò in un luogo di delizia immerso in scenografici giardini barocchi. In uno stretto rapporto tra artificio e natura, uno dei primi cantieri avviati interessò il monumentale Teatro d’Acqua con statue a soggetto mitologico, spugne e mascheroni scroscianti che danno voce al luogo insieme alla retrostante cascata.



Un sapiente gioco di vedute prospettiche invita verso il lussureggiante Giardino dei Limoni dove oltre duecento conche di agrumi arricchiscono l’elegante ninfeo di Leda e il cigno, la peschiera dei fiumi e la fontana delle tre sirene, racchiusa da un’esedra ornata dallo stemma Orsetti e busti romani. In posizione più defilata, il Teatro di Verzura ricorda il carattere ludico del luogo con statue in terracotta ispirate alla commedia dell’arte che recitano la loro parte sbucando da geometriche spalliere di tasso. Realizzato attorno al 1664, è tra i più antichi d’Europa e in passato ospitò anche Racine con la sua Fedra e i concerti di Niccolò Paganini. Sempre al XVII secolo risale la Palazzina dell’Orologio, concepita per ospitare spazi di servizio e collegata alla villa da un passaggio sotterraneo.



Ben più antica è la cinquecentesca Villa del Vescovo che, unita al complesso nel 1811, portò in dote una testimonianza importante dell’arte dei giardini tra Rinascimento e Manierismo. Si tratta della misteriosofica Grotta di Pan che, costruita attorno al 1570 e attribuita alla cerchia del celebre Bernardo Buontalenti, seduce con la sua frescura visitatori ignari degli insidiosi giochi d’acqua azionabili di nascosto.



A unire i due complessi fu Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone, che acquistò Marlia nel 1806. Per suo volere, la villa fu rialzata di un piano e ammodernata secondo l’allora imperante stile neoclassico. Importanti interventi riguardarono anche il parco, parzialmente ridisegnato secondo il gusto paesaggistico e arricchito da molte nuove specie come le pregiate camelie ricevute nel 1808 dal fratello Giuseppe, re di Napoli. Proprio a Caserta erano stati introdotti, attorno al 1786, i primi esemplari coltivati in Italia di Camelia japonica che si sarebbero poi diffusi in Lucchesia come piante di gran moda.



Con la caduta di Napoleone, Elisa Baciocchi lasciò la Toscana e per la villa cominciò un periodo di sorte altalenante, legata alle vicende dei nuovi proprietari: prima i Borbone di Parma, poi i Savoia e infine i Borbone di Napoli. Dopo un periodo di abbandono, il complesso fu acquistato nel 1923 dai conti Pecci Blunt che commissionarono ambiziosi progetti al famoso architetto francese Jacques Greber.

L’impianto romantico del parco fu esaltato da nuovi boschetti e dal lago artificiale mentre la costruzione di padiglioni ispirati allo stile liberty e all’art déco lo proiettò verso una modernità cosmopolita con il Giardino spagnolo, curiosa rielaborazione della tradizione ispano-moresca, e un’area dedicata allo sport, con campo da tennis e piscina riscaldata, dove trascorsero momenti spensierati anche Paul Valery, Jean Cocteau, Salvador Dalì, Alberto Moravia e personaggi del jet set internazionale come Jacqueline Kennedy e i duchi di Windsor.


Trascorso questo ulteriore momento di gloria, il complesso conobbe un nuovo periodo di trascuratezza sino a quando, nel 2015, fu acquistato dagli attuali proprietari a cui si devono i colossali restauri architettonici e paesaggistici che, insieme a un lungimirante progetto di valorizzazione mosso dal monito “think global, act local”, stanno restituendo al territorio una delle sue più significative espressioni di civiltà. La lezione impartita dalla storia di Marlia sembra felicemente recepita: la rinascita parte sempre da un giardino.

( © DANIELE ANGELOTTI )

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