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Prospettive agronomiche per alcuni giardini sabaudi del Piemonte


Riconosciuta dall’UNESCO patrimonio mondiale dell’umanità, la Corona di Delizie che circonda Torino con regge, palazzi e giardini sabaudi testimonia una straordinaria stagione in cui arte e architettura furono strumento di celebrazione del potere nonchè di governo del territorio.


Concepiti come luoghi di svago per ospitare feste, battute di caccia o eventi importanti della vita di corte, questi complessi univano allo sfarzo il volto semplice e utilitaristico di orti, frutteti e possedimenti agricoli che, caduti spesso in disgrazia nel corso del Novecento per mutate esigenze funzionali e gestionali, sono sempre più frequentemente oggetto di studi e progetti sperimentali volti a rivendicarne la dignità perduta sulla base dello storico connubio che, attraverso saperi botanici e agronomici, legava saldamente insieme artificio e natura.


(Foto © Amici di Villa della Regina Torino)


Già oltre vent'anni fa, il restauro del complesso di Villa della Regina si mostrò molto attento a tali tematiche e portò al recupero dei vigneti che - impiantati all'inizio del Seicento e sapientemente inglobati nei successivi interventi diretti in giardino da Filippo Juvarra e Giovanni Pietro Baroni di Tavigliano - tornarono a connotare il paesaggio collinare con cui il complesso si apre verso la città.


In tempi più recenti, le prospettive aperte da simili operazioni hanno continuato a offrire occasioni concrete e alternative per la valorizzazione dei giardini sabaudi, assicurando buoni frutti come quelli coltivati nel Jardin Potagèr di Venaria Reale.


(Foto © Venaria Reale)

In occasione dei monumentali lavori eseguiti in vista dell'apertura al pubblico nel 2007, circa dieci degli oltre sessanta ettari del giardino - a cui si aggiungono i tremila ettari recintati del Parco naturale della Mandria e del borgo - furono riportati all’originaria vocazione produttiva mettendo a dimora piante aromatiche, fiori edibili, frutti e ortaggi.


Nel periodo estivo, per esempio, maturano zucchine, fagiolini, melanzane, molti tipi di insalate, pomodori, rape, carote, sedani e coste, ma anche fragole, meloni, angurie e varietà antiche di mele e di susine locali come la dolciastra Ramasin, riconosciuta dal Ministero delle Politiche Agricole come prodotto tradizionale del Piemonte.


Dal 17 luglio 2020, le primizie e i prodotti di stagione qui coltivati sono protagonisti di un’interessante iniziativa: i visitatori potranno servirsi liberamente di frutta, erbe e ortaggi raccolti dai giardinieri lasciando un’offerta per sostenere nuove semine e futuri interventi promossi in collaborazione con l'Associazione Venariense Tutela Ambiente - Amici della Reggia di Venaria.


(Foto © Venaria Reale)


Per una curiosa coincidenza, il 17 luglio è stato anche presentato in un’altra importante residenza sabauda il Masterplan di 50 idee per portare Stupinigi in Europa che, cofinanziato dalla Fondazione CRT e dai sei comuni uniti dal Protocollo di Valorizzazione di Stupinigi (Nichelino, Orbassano, Candiolo, Beinasco, None e Vinovo), punta alla promozione di un turismo ecosostenibile, alla valorizzazione delle produzioni agricole locali e al recupero di antichi poderi e granai ricorrendo a fondi europei e al virtuoso coinvolgimento di enti pubblici e privati.


(Foto © Parco Naturale di Stupinigi)

Tutt'altro che banali, simili esperienze tracciano nuove strade per la valorizzazione e la fruizione dei giardini storici e, insieme al senso civico, coltivano la consapevolezza verso un patrimonio agronomico e tradizionale che, in simili contesti, non è certamente secondario rispetto ad altri apparati ornamentali.



( © DANIELE ANGELOTTI )


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