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Il rosso estivo dei pomodori di Boboli


I pomodori sono stati grandi viaggiatori: hanno solcato nelle stive delle navi gli Oceani e i mari e si sono diffusi nei secoli in tutto il mondo. La loro storia inizia in America Latina: le origini botaniche di questa bacca - poi chiamata pomo e in seguito considerata una verdura - sono state infatti rintracciate sulla Cordigliera delle Ande.


Diffusisi dapprima come pianta selvatica, furono resi commestibili in Messico dai popoli Aztechi e Inca che ne utilizzavano il sugo mescolandovi altri ingredienti. A seguito della scoperta dell'America, il pomodoro fu introdotto in Spagna da Hernàn Cortès nel 1519 insieme a tante altre specie sino ad allora sconosciute.


(Rappresentazione del pomodoro in un trattato del 1620)


A Firenze, se ne trova notizia il 31 ottobre 1548 quando il duca Cosimo I de’ Medici - futuro granduca di Toscana - si vide portare da un maggiordomo un cesto di pomodori provenienti dalle sue proprietà. I semi erano arrivati probabilmente dal Regno di Napoli poichè la duchessa Eleonora di Toledo, figlia del Vicerè partenopeo, era legata alla corte spagnola e molto appassionata di giardini e agricoltura.


All’epoca, il pomodoro rappresentava una curiosità botanica ed era considerato una pianta ornamentale. Fu solo nel XVII secolo che iniziò ad essere apprezzato in cucina come alimento da abbinare a diverse pietanze. La prima ricetta scritta in cui il pomodoro figura tra gli ingredienti compare nel libro di Antonio Latini intitolato Lo scalco alla moderna, stampato a Napoli nel 1692: si consigliava di cuocerlo in padella, tagliato a pezzi insieme a zucchine e melanzane.


Fu chiamato dapprima pomo d'oro poichè i primi esemplari giunti in Europa erano di colore giallo. In Italia, le varietà più diffuse al giorno d’oggi sono invece rosse come il Costoluto di Firenze e Parma, il San Marzano o il Cuore di Bue, ma non mancano quelle viola, rosa, addirittura bianche, per non parlare poi di quelle con sfumature arancioni e verdi.



Nell'estate 2020, nel Giardino di Boboli, la seicentesca zona oggi detta della Sughera è stata palcoscenico di un interessante progetto curato dal giardiniere Gianni Simonti che, con grande dedizione, ha recuperato ventuno varietà antiche di pomodori, impiantando nell’importante giardino granducale una piccola collezione tematica con anche alcune varietà selvatiche provenienti dal Cile e dal Perù.


(Piante del semenzaio prima della messa a dimora nel Giardino della Sughera)


È probabile che lo Zapotec possa costituire l’origine genetica di alcune varietà del gruppo italiano dei costoluti, nonchè di quelle provenienti da altre nazioni, e il suo nome rimanda al popolo messicano che lo coltivò già in tempi remoti. Di colore rosso intenso e a forma rotondeggiante con spicchi esterni molto profondi, è un alimento molto gustoso.


(L'antico Zapotec del Giardino di Boboli)


Tra il Cinquecento e il Seicento, dato il carattere ornamentale dovuto alle molteplici forme e ai colori, i pomodori furono coltivati spesso in aiuole miste, con fiori e altre piante decorative.


Ispirandosi all’idea di un ortogiardino - con due grandi alberi da frutto - le aiuole dei pomodori allestite nel Giardino della Sughera richiamano il gusto tradizionale con consociazioni di varie essenze tra cui il vistoso girasole da fiore (ritratto in un celebre dipinto di Bartolomeo Bimbi), amaranti rossoviolacei, piante di assenzio, rudbeckie gialle e molte altre ancora.



( © MARIA CRISTINA MARCHI)

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